sabato 26 marzo 2011

7 minuti di ordinaria follia

Solo, davanti allo specchio, Senza sapere cosa vedo. Vibrano le immagini di un'anima inquieta che riflette tutte le sue insicurezze. Gli occhi si fissano su qualcosa. Un dettaglio. Una sfumatura. Un segno che nasconde la verità. Scorgo l'ombra di un sorriso, che purtroppo non proviene dal mio viso.
Gesti concitati, fugaci sguardi, maliziosi ammiccamenti. Osservo preoccupato qualcosa che non posso fermare, una forza che spinge tutto verso l'oscuro oblio della solitudine. E non mi riconosco più. Chi è quell'immagine riflessa, quella strana figura, tanto felice, tanto radiosa, e così distante?
Il ritmo del cuore rallenta. C'è silenzio finalmente, un silenzio che non si sente da molto tempo. Troppo. Sparita ogni ombra, ogni incertezza, quello strano riflesso sa esattamente dov'è, e vorrei mi portasse con lui. Ma lo sguardo si fa già preoccupato. Pietoso. Mi osserva con un'aria di consapevolezza che non mi appartiene, e già lo vedo allontanarsi.
Un attimo. Un semplice attimo. Eppure un eternità in cui ho vissuto la mia vita, quella vera, che non riesco a fare mia. Cancello fugacemente ogni ricordo di quel momento lontano in cui ho intravisto la mia ombra e cerco di occultare ogni prova della mia felicità.
L'eternità di un momento mi ha sottratto la debole sicurezza di una vita, ma ogni ombra è scomparsa, il mio riflesso mi guarda imperterrito senza abbandonarmi un attimo, e nel folle tentativo di ritrovarmi mi perdo.
Ormai lontano, il riverbero dei miei sogni mi ha abbandonato e da solo affronto lo sguardo impietoso di una vita che mi giudica. Con i miei stessi occhi.

T.M.

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